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Fabricaltra 2017-12-11T17:41:54+00:00

Fabricaltra

“Non si restaura il corpo della Fabbrica se prima non si è capito quale anima potrà avere”

La Fabbrica Alta di Schio: un edificio da tempo non più in uso.

La sua attività produttiva è ferma da ormai 50 anni. La sua imponenza e la sua dimensione spiccano ancora, come un fuori scala nel tessuto urbano di Schio, ricordando che lì è successo qualcosa di importante: l’edificio è un simbolo… ma di cosa?

Ora che si sta spegnendo l’eco delle azioni e delle attività passate ed anche le testimonianze dirette cominciano a venire meno, sfuma anche la conoscenza ed il significato del manufatto nel quadro della cultura e dell’identità cittadina.

Nello stesso tempo un timore quasi sacrale impedisce di immaginarne un futuro altro, in cui la fabbrica torni ad avere un ruolo attivo nella vita della città, non solo una quinta muta di sfondo. “Un luogo che porta impressi come rughe i segni della memoria” – come scrisse Gabriele Vacis in riferimento al recupero del Teatro Civico di Schio – ma ancora un Luogo, di cui riappropriarsi e in cui un po’ alla volta generare nuovo valore.

Per costruire un progetto di rigenerazione sostenibile e a lungo termine scegliamo di mettere tra parentesi (per un po’) la questione del restauro dei muri, degli impianti e del tetto per concentrare l’attenzione sul restauro della percezione da parte della comunità locale. Le esperienze recenti di rigenerazione dell’archeologia industriale in Europa e nel mondo ci dicono infatti che riprogettare, anche in maniera innovativa e architettonicamente ineccepibile, strutture e spazi può portare ad effetti paradossali se non è preceduto da un’attenta riflessione sui processi sociali, culturali ed economici che si desiderano attivare negli spazi rinnovati. È in agguato, in altre parole, l’effetto “Nuova Cattedrale Vuota” che affligge ormai molte vecchie fabbriche ristrutturate solo architettonicamente con grande dispendio di risorse pubbliche.

Una strada per prevenire tale rischio è resistere alle sirene dei modelli di utilizzo scontati e pre-fabbricati (il museo, il centro culturale, l’università, l’incubatore di start-up innovative…) per “ripensare da dentro” l’edificio mobilitando la percezione, i pensieri, le idee e le energie sociali ed economiche della comunità locale. In questo modo, forse, la scelta di un utilizzo futuro potrà essere più sentita, collettiva e responsabile e probabilmente anche più sostenibile dal punto di vista finanziario.

Si pensa quindi di puntare su nuove forme di coinvolgimento della popolazione, per innescare una riflessione che sviluppi un dialogo tra associazioni, professionisti, comunità e imprenditoria locale, in una nozione plurale di rigenerazione che porti il sito a divenire un luogo di riferimento per una molteplicità di soggetti e di motivi. Proprio da questa idea di “rimettere sul palcoscenico” la Fabbrica Alta, vista come luogo che è stata il “teatro” in cui si sono svolte e intrecciate migliaia di storie di vita di donne e uomini, ha portato allo sviluppo del progetto denominato: “Fabricaltra”. Se ogni coscienza è prima di tutto coscienza percettiva, come diceva il filosofo Merleau-Ponty, sembra necessario far riprendere coscienza della Fabbrica agli abitanti del luogo e pare interessante farlo attraverso la percezione sensoriale. La percezione sensoriale può fare emergere in maniera creativa ed interattiva l’affezione o la disaffezione al luogo sentimenti che potrebbero essere condizionati dallo stigma che la Fabbrica ancora porta su di sé. Gli interventi proposti nel progetto “Fabricaltra” sono quindi pensati per contrastare quella sorta di privazione sensoriale di cui sembra soffrire la Fabbrica, sia essa dovuta dalla diluizione della memoria dall’inerzia della contemplazione. Sarà così avviato un programma di azioni culturali e artistiche che mettano in primo piano il valore della percezione e l’atteggiamento di ascolto necessario per far entrare maggiormente in dialogo gli abitanti di Schio con lo spazio della Fabbrica.

I Percorsi di Rigenerazione Culturale

ALTrA visitAzione

Deus Ex Fabrica

High Rise

Lavoro Sopra Lavoro

La Fabbrica Alta: Storia

La Fabbrica Alta viene progettata nel 1862-63 dall’architetto belga Auguste Vivroux. Le sue dimensioni sono imponenti ed in ciascuno dei suoi sei piani (cinque più un sottotetto) si svolge una fase specifica della lavorazione della lana (cardatura, filatura, spolatura, ritorcitura, tessitura e rammendatura).  

Da fine anni ’60 hanno inizio la dismissione ed il progetto per riconvertire l’area in cui si trova la Fabbrica (area Lanerossi) e renderla fruibile alla città. Nel 1966 -1967 infatti, il ciclo produttivo viene spostato in zona industriale e la Fabbrica Alta viene svuotata dai macchinari e utilizzata per impieghi amministrativi. La consapevolezza che tale area dismessa offrisse però eccezionali potenzialità per la rivitalizzazione del territorio apre la via ad una più approfondita considerazione sul suo utilizzo.

Comincia quindi sul finire degli anni ‘70 il fenomeno di riappropriazione storico-culturale-identitaria dell’area Lanerossi. Nel 1978 lo Studio di Ingegneria C.P.C di Padova viene incaricato di redigere uno studio sullo stato degli edifici della zona e nel 1979 l’Amministrazione Comunale bandisce il Concorso internazionale di idee, per stabilire come utilizzare gli edifici. Successivamente la Fabbrica viene acquisita (1987) dal gruppo Marzotto con tutta l’Area Lanerossi e i vari stabilimenti produttivi. Da quel tempo l’edificio è inutilizzato, salvo per avvenimenti sporadici ed occasionali.

Risale invece al 1990 l’approvazione del “Piano Particolareggiato per il recupero dell’area”, che viene urbanisticamente classificata come Centro Storico.  

Nel 2006 viene il nuovo assetto del “Piano di Recupero per l’area ex Lanerossi ed altri” firmato da Gregotti Associati International, con un intervento di urbanizzazione del valore complessivo di oltre 16 milioni di euro.

Nel nuovo Piano di Recupero vengono conservati e destinati ad uso pubblico la Fabbrica Alta, la centrale idroelettrica Umberto I e la centrale termoelettrica, entrambe del 1920 e l’edificio “ex assortissaggio”, fabbricato industriale del 1960 che ospita l’Archivio Storico Lanerossi.

Parallelamente si è andato definendo il Piano di Fattibilità “Fondazione Altafabbrica”. Il progetto inizia nel 2004, quando la Pubblica amministrazione dà l’incarico per la definizione di “un progetto per un modello di gestione con finalità culturali ed ipotesi di utilizzo di strutture comunali”.

Nel progetto la Fabbrica Alta diviene uno spazio espositivo, provvisoriamente denominato Euromuseo (dedicato a mostre di opere provenienti da musei europei), un museo storico digitale e laboratorio di ricerca ed uno spazio espositivo rotativo destinato a mostre del Museo dell’Industria, nonché uno spazio per incontri e dibattiti.

Nel maggio 2013 la Fabbrica Alta viene infine ceduta al Comune assieme alla centrale termica, alla centrale idroelettrica Umberto I, all’edificio ex assortissaggio ed al vicino Giardino Jacquard.